Pensiero

Halford John MackinderIl giovane Halford John Mackinder si trova a operare in un’epoca in cui la geografia, almeno in Gran Bretagna, non ha ancora un sufficiente riconoscimento universitario. Mackinder, all’interno della corrente degli “educatori” della Royal Geographical Society, si batte per promuovere l’insegnamento della geografia nelle scuole e nelle università, e per fare ciò è imprescindibile fondarla come scienza. La New Geography di Mackinder, tenendo conto delle influenze provenienti dal continente (e dalla Germania di Humboldt e Ritter in particolare), pone l’accento sull’analisi di tipo causale e sull’intima unità di geografia fisica e geografia umana. Si tratta dunque di una disciplina scientifica e integrale, che procede dallo studio della geologia per giungere all’interazione tra l’ambiente e le società umane. Col proseguire degli anni, la riflessione di Mackinder si sposta dal carattere scientifico della geografia a quello artistico e filosofico. La geografia è vista come la materia ponte tra le scienze naturali e le lettere umane, tra le quali è posto un divario pericoloso per l’equilibrio della cultura e della società moderne. Si distingue dalle altre scienze perché non studia fenomeni isolabili che si ripetono sempre eguali a se stessi, bensì un unico fenomeno integrato e non scomponibile, ma che va analizzato nella sua complessità, ossia il pianeta Terra.

Mackinder ricorre alla geografia anche per formulare teorie storico-politiche. A suo avviso la dicotomia fondamentale è tra la potenza di tipo marittimo e la potenza di tipo terrestre. Nella parte centro-settentrionale del continente euroasiatico Mackinder individua un’area, denominata Heartland, che non solo non ha sbocchi diretti su mari caldi, ma i cui fiumi parimenti sfociano tutti nel mare glaciale o in mari chiusi. Essa è dunque impenetrabile alla potenza marittima, non è mai stata conquistata dalle civiltà esterne, ma al contrario ha tradizionalmente esercitato una pressione espansionista sul margine continentale. Mackinder ritiene dunque che sia compito della Gran Bretagna, e più in generale delle potenze marittime, evitare che la potenza del Heartland assuma il controllo del margine continentale, da cui potrebbe far valere le superiori risorse del continente euroasiatico per dominare anche i mari, e dunque il mondo. Nella sua epoca, Mackinder individuava la chiave di volta dell’equilibrio euroasiatico nell’Europa Centro-Orientale, in quanto riteneva che la minaccia più concreta provenisse dalla Germania, in grado di conquistare la Russia. Era dunque in quella regione che andava creata una solida barriera di Stati-cuscinetto tra Mosca e Berlino.

La Gran Bretagna non era comunque più in grado di far fronte a simili sfide globali, di fronte a Stati assai più grossi come la Russia o gli USA. Mackinder raccomandava dunque la creazione di una federazione imperiale, una “unione delle Gran Bretagne” sparse nel mondo. Mackinder credeva nel federalismo anche all’interno delle compagini statali, e auspicava uno sviluppo economico armonioso per ciascuna provincia. L’equilibrio economico d’ogni Stato è fondamentale anche per quello del sistema internazionale nel suo complesso. Stati che dipendono eccessivamente dall’esterno sono disposti a fare la guerra per non rinunciare ai loro mercati, o per conquistarne di nuovi. Sia il liberismo sia il protezionismo aggressivo conducono alla divisione internazionale del lavoro, e dunque alla guerra, secondo la visione di Mackinder.

(Daniele Scalea)

Per approfondire il pensiero di H.J. Mackinder vedi:

Mackinder_copDaniele Scalea
Halford John Mackinder. Dalla geografia alla geopolitica
Fuoco Edizioni-IsAG
Roma
2013

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