Halford John Mackinder: Dalla geografia alla geopolitica. La prefazione di Alfredo Canavero

Prefazione del Prof. Alfredo Canavero al libro “Halford John Mackinder: Dalla geografia alla geopolitica“, titolo inaugurale della nuova collana “Heartland – Collana di teoria e storia della Geopolitica” lanciata dall’IsAG in collaborazione con l’editore Fuoco.

Halford John Mackinder (15 febbraio 1861 – 6 marzo 1947), considerato uno dei padri della geopolitica e della geostrategia, non è molto noto in Italia, al di là della cerchia ristretta degli specialisti. Uno dei meriti di questo volume di Daniele Scalea, basato su una ricerca archivistica approfondita e sull’attento utilizzo della bibliografia esistente, specie di lingua inglese, è di aver proposto la vicenda biografica di questo personaggio, geografo, economista, politologo, storico, politico, inserendolo nel quadro dello sviluppo della geografia e del suo insegnamento in Gran Bretagna.

Specializzatosi in zoologia a Oxford, Mackinder passò poi ad approfondire i temi geografici, proponendo di studiare contemporaneamente la geografia fisica e la geografia umana. Nel 1893 fu uno dei fondatori della Associazione geografica, che avrebbe avuto un ruolo fondamentale nello sviluppo degli studi geografici in Gran Bretagna. Nel 1903 lasciò Oxford e diresse, fino al 1908, la London School of Economics. Nel 1910 fu eletto deputato per il Partito Unionista e rimase in parlamento fino al 1922.

Nel frattempo aveva elaborato e diffuso la sua più celebre teoria, che, secondo molti, sarebbe alla base della geopolitica, la teoria dell’Heartland. Presentata come relazione alla Royal Geographical Society nel 1904, inizialmente ebbe poco ascolto e rimase confinata nell’ambito dei geografi. Nel momento della sistemazione dei confini europei al termine della prima guerra mondiale, però, la teoria dell’Heartland divenne oggetto di aspri dibattiti. L’idealismo wilsoniano si contrapponeva nettamente al realismo di Mackinder, che aveva ripreso e approfondite le sue idee in Democratic Ideals and Reality: A Study in the Politics of Reconstruction, apparso proprio nel 1919. Secondo Mackinder chi avesse controllato l’Europa orientale e buona parte dell’Asia (definita Heartland, cioè Cuore della terra o, come Scalea preferisce, terra-cuore) avrebbe avuto a disposizione il 50% delle risorse mondiali e di conseguenza avrebbe controllato il resto dell’Europa e quindi il mondo intero. In particolare Mackinder insisteva che si dovessero creare degli Stati cuscinetto tra la Russia bolscevica e la Germania.

In realtà così avvenne alla conferenza della pace, ma alla prova dei fatti gli Stati cuscinetto, a partire dalla Polonia per finire alla Grecia, passando per la Cecoslovacchia, l’Ungheria, la Romania, la Bulgaria, la Jugoslavia, si dimostrarono troppo deboli per assorbire l’urto della Germania nazista nel 1939. Ma Mackinder aveva anche sostenuto che questi Stati avrebbero dovuto stringere fra di loro una alleanza difensiva, che li avrebbe resi sicuri, dimenticando però le profonde divisioni che restavano vive tra gli Stati insoddisfatti, come l’Ungheria e la Bulgaria, e gli Stati soddisfatti dalla sistemazione di Versailles. Per limitare i possibili motivi di scontro, Mackinder favoriva anche l’idea degli spostamenti forzati di popolazioni per rendere omogenei i nuovi Stati sorti dalla dissoluzione dei grandi imperi prebellici. Una idea che non fu allora applicata e che produsse una serie di contenziosi profondi, ma che fu poi ripresa e attuata dopo la seconda guerra mondiale.

Mentre le idee di Mackinder restarono un po’ in ombra in Gran Bretagna, furono invece prese molto seriamente in Germania. Karl Haushofer e la scuola tedesca di geopolitica ripresero, studiarono e cercarono di far applicare le teorie di Mackinder. Ciò, alla fine della guerra, gli procurò l’accusa di aver favorito il militarismo e l’imperialismo hitleriano. Mackinder respinse sdegnosamente le accuse, ma non vi è dubbio che anch’egli in realtà si definisse e fosse un imperialista, nutrito come era dalle idee Jingoiste dell’Inghilterra vittoriana. La differenza con Haushofer, allora, sarebbe stata solo nel fatto che il primo aveva servito la potenza vinta, e il secondo la potenza vincitrice.

Mackinder ha indubbiamento influenzato non soltanto la geopolitica, di cui, come si è detto, è considerato uno dei padri fondatori, ma anche, almeno in parte, la politica concreta. Il lavoro di Daniele Scalea, cominciando ad approfondire il suo percorso biografico, offre lo spunto per ulteriori ricerche, che non potranno comunque prescindere da questo documentato lavoro.

Alfredo Canavero è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano.

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